Mai Più |
|
|
.1.
2. 3. 4. 5. .1.
2. 3. 4. 5. Visite | 31 Gennaio 2007
Riflessioni sulla Giornata della MemoriaLa memoria non è mai neutra. Non è mai vuota retorica.
Perché mette in discussione ciò che sappiamo di noi e del nostro passato. Perché attraverso il ricordo vediamo la nostra vita presente e immaginiamo il futuro. Anche quest’anno il Giorno della Memoria è stato un giorno di scontri e di dibattito. Ha visto testimonianze importanti e parole toccanti. Gesti esecrabili e nuove sfide al nostro vivere democratico. Martina ci ha ricordato su Giovani.it come l’orrore del passato non sia sepolta nei libri di scuola: proprio mentre l’Italia e l’Europa si apprestavano a ricordare la Shoah, i soliti noti hanno profanato il cimitero ebraico di Arezzo con scritte vergognose quali “10, 100, 1000 Shoah”. A testimonianza del fatto che la lotta contro la follia razzista e antisemita non è ancora vinta. In un commento su Girlpwer.it, Zaira ha voluto fare una riflessione più personale sul valore da dare alle nostre sofferenze di ogni giorno: “… tutte quelle persone erano come noi... dovevano vivere la loro vita giorno dopo giorno, ognuno di loro possedeva dei sogni come tutti noi, potevano essere tutto ciò che volevano, ma gli è stata tolta la libertà, anzi la vita... e ogni volta che penso a questo mi rattristo e mi rendo conto di quanto sia fortunata... e ogni qualvolta che sento qualcuno "disperarsi" perchè magari non ha passato un esame, o chi mi dice che è "triste", o "soffre" o che ha "paura"(adesso non prendetemi per un'insensibile perchè sono completamente l'opposto), mi rendo conto che nessuno di noi prova, sente e sa il vero significato di queste parole...” Perché confrontarsi con le sofferenze degli altri, del passato, anche di chi non si conosce di persona, non vuol dire annullare il valore di se stessi, ma esaltarlo in un’umanità che coinvolge tutto il proprio mondo, quello personale e quello che ci circonda. Significa dare un significato giusto e meditato di se stessi e degli altri. Vanexballa è una delle “fortunate” persone che potranno visitare i campi di sterminio in Polonia, grazie a quelle importantissime iniziative della Memoria che scuole e istituzioni locali hanno da anni introdotto nelle scuole italiane. E a questi studenti che gli ex deportati, i sopravvissuti alla Shoah, cedono anno dopo anno il compito di essere i Testimoni della tragedia vissuta. Perché anno dopo anno sono sempre meno le persone che possano raccontare che cosa era un lager, che cosa è realmente accaduto in quei luoghi di morte. Vanexballa sarà dopo questo viaggio della Memoria una delle testimoni della Shoah, alla quale potremo chiedere e dalle quali ci attenderemo risposte. Che ci aiuterà a non dimenticare. Giulia20 ha invece ricordato la Shoah pubblicando nel suo blog uno scritto di Elie Wisel, che era bambino quando fu condotto all’interno di un lager nazista, e che da bambino ormai uomo ha dovuto vivere tutta la sua vita con quell’orrore di fronte agli occhi. Scegliendo di non chiuderli, ma di aprirli a chi non voleva vedere. Il ricordo è anche confronto con chi non è d’accordo. Non solo con chi nega ma anche con chi non vede di buon occhio il fatto che esista una Giornata della Memoria che riguardi, soprattutto, lo sterminio del popolo ebraico. In tanti si chiedono “Perché solo questo genocidio”, “Perché non ricordarli tutti”? Altri ritengono che queste commemorazioni non siano utili, che questa memoria debba essere trasmessa solo attraverso i libri di Storia. Per tutti ci sembra abbia risposto Hachiko nel forum di Girlpower: “Oggi è stata fatta una discussione a scuola nostra e come al solito è stata posta la domanda, presente anche qui nel topic: perchè la Shoah sì e gli altri stermini no? Secondo me il mio professore ha risposto in modo molto corretto: se non ci fosse questa giornata della memoria per ricordare la Shoah, vi porreste il problema degli altri genocidi? Vi ricordereste di questi altri? Vi informereste su questi altri?” Speriamo che non manchino mai professori in grado di fornire queste risposte. E allievi capaci di farle proprie. 30 Gennaio 2007
"Mentre intanto fuori scoppia la notte"Alle volte mi domando se, al di là delle appartenenze politiche, degli odi di classe, delle invidie personali, degli interessi individuali, esista un principio o un fine che permetta a noi uomini, una volta tanto, di percepirci come genere, di percepire la nostra comune essenza, il nostro destino comune, di concepirci come totalità.
L'esperienza mi suggerisce che, per il nostro modo di catalizzare i sentimenti, nel momento in cui avvengono le più grandi sciagure, le più grandi ingiustizie, i più grandi massacri ognuno di noi prova quel senso di pietas che lo fa non solo sentire vicino alla vittima ma anche all' umanità intera, quell'umanità che in quello stesso momento soffre o piange l'immensità della sciagura, dell'ingiustizia, del massacro. Esiste a mio avviso, ma ovviamente non solo mio, un momento nella storia, in cui l'umanità ha raggiunto il culmine della barbarie, il culmine della divisione, il nichilismo più estremo di valori e sentimenti...un momento in cui il massacro è stato totale, pianificato dettagliatamente e volto a distruggere un'intero popolo...un momento dopo di cui non è più possibile fare poesia ( Adorno ), un evento che ha messo a serio repentaglio la nostra immagine di un Dio Onnipotente e Buono ( Jonas )... una tragedia paradossale che ha visto il trionfo dell'irrazionalità ( il concetto di sangue puro, l'ebreo come portatore di malattie ) e nello stesso tempo l'applicazione dei nuovi mezzi capitalistici figli del razionalismo illuministico ( la divisione del lavoro nei campi di sterminio, la razionalizzazione degli spazi, il lager come industria capitalistica di morte)...un'evento che in quella zona grigia ( Levi ) rappresentata dalla vita privata degli aguzzini, dei carnefici, dei Kapò ( ingegneri, medici, biologi, giuristi tutti padri di famiglia che alla domenica andavano con i figli a Messa) ha dimostrato come possa essere veramente "Banale il Male" ( Arendt ). Ecco... penso che sia questo momento, penso che sia l'Olocausto, Punto Zero di umanità e Male Assoluto, che debba permettere all'uomo di sentirsi una totalità indistinta...perchè solo queste tragedie hanno potuto e possono farci piangere, farci soffrire...e con ciò farci sentire uniti nel dolore e nella responsabilità, anche se profondamente divisi negli ideali, negli interessi, nelle priorità da dare alla nostre vite.Solo se saremo uniti nel piangere di queste atrocità... solo se a tutto ciò, unanimamente l'uomo dirà il suo "A MAI PIU'!", solo se questa parola d'ordine sarà il destino comune di tutti gli uomini, di tutti popoli, di tutte le nazioni...riusciremo a vivere senza guerre e senza terrorismi ! Tuttavia, anche in questo giorno della memoria, dispiace constatare come siamo lontani da un tale sentimento comune, perchè ancora oggi c'è chi nega l'esistenza dell'Olocausto (Ahmadinejad, e le varie formazioni neonazi-fasciste al mondo, tra cui quella di Romagnoli )... c'è chi polemizza dicendo che questa giornata dovrebbe ricordare tutti gli atti di violenza compiuti su un popolo, con ciò a mio parere cercando ideologicamente di sminuirne l'eccentricità e l'eccezionalità per quantità di vittime, per modalità di messa a morte, e per finalità ( la distruzione di un'intero popolazione, ma non dimentichiamo gli Zingari, gli oppositori politici, e gli handicappati ), senza secondo me indire, giustamente, un'altra giornata per le foibe, o per i crimini staliniani... Ci sarà, ahimè, chi, anche questo giorno, si lascerà scivolare l'occasione per una breve riflessione... vittima dell'indifferenza... "mentre intanto fuori scoppia la notte" (I Nomadi)... ! (di Kikog1) 26 Gennaio 2007
Le tipologie di odio contro la diversità (a cura di Alberto Parisi)Il nazismo, con l’Olocausto, ha riassunto in se tutte le tipologie di odio nei confronti dell’”altro”.
La paura contro la “diversità sessuale”, che ha portato al massacro degli omosessuali. La paura contro la “diversità mentale e fisica”, che ha colpito i disabili fisici e tutti coloro che non corrispondevano ai canoni della normalità mentale. L’odio verso la “diversità del pensiero”, che ha scatenato gli omicidi degli oppositori politici. L’odio verso la “diversità culturale”, che nei popoli nomadi ha l’esempio più evidente della relatività di un “mondo sedentario”, incapace di comprendere l’esistenza di modi di vivere alternativi ai “nostri”. L'odio verso la"diversità religiosa", che ha mosso la strage di testimoni di Geova E poi l’odio più radicale e più difficilmente spiegabile: l’odio verso la “diversità nell’uguaglianza”. Quella diversità che l’Ebraismo considera il maggiore dei valori, come il più grande dei comandamenti biblici, che ne spiega l’assoluta unicità nella storia dell’Umanità. Quella diversità che non ha impedito agli ebrei di tutto il mondo di vivere in mezzo agli altri popoli, acquisendone lingue e usanze. Arrivando, come nella Germania del Novecento, a considerarsi e a essere “più tedeschi dei tedeschi”, più patrioti di tanti altri loro connazionali. Mantenendo però una diversità legata alla Torah e ai precetti delle miztvot. A un’origine geografica o a un cognome evocativo di una storia millenaria, pur sempre pronta a mutare nella continuità. Quella diversità scatena le paure più profonde delle società nei periodi di crisi. Perchè quando manca il pane o le malattie entrano nelle case portando morte, i gruppi umani, nel tentativo di darsi spiegazioni, cercano una causa. E quando non la riescono a trovare con i mezzi della ragione si affidano ai timori del nemico invisibile. Spesso questo nemico è un nemico esterno, un’altra nazione per esempio. Ma ovunque vi fossero comunità ebraiche il nemico era a portata di mano. Colui che vive in mezzo a noi, parla come noi, condivide il nostro destino, ma rimane diverso. L’ebreo è per queste sue caratteristiche il nemico immaginario per eccellenza. E il nazismo non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze millenni di pregiudizi. (a cura di Alberto Parisi) Unicità della Shoah (a cura di Alberto Parisi)Il 27 Gennaio celebriamo il Giorno della Memoria.
La memoria della Shoah, dello sterminio programmato delle popolazioni ebraiche di tutta Europa. E attraverso il ricordo delle vittime del più ostinato e ossessivo e folle dei piani del Terzo Reich ricordiamo tutte le vittime del nazismo. Perchè questo ricordo, che come monito contro l’odio dovrebbe vivere nelle menti di tutti gli uomini, possa impedire il ripetersi di tragedie simili. La Shoah è però unica. E’ diversa da ogni altro genocidio o strage abbia avuto luogo nella Storia. Perchè non è stata mossa solo dall’odio o da interessi politici ed economici. E’ stata la più lucida manifestazione della programmazione della morte. Una macchina di morte, quella nazista, nella quale la “razionalità” dell’orrore era finalizzata alla morte dell’ultimo ebreo d’Europa, e presto, chissà, del mondo. Una macchina di morte che organizzava la morte di migliaia di ebrei romani non nella loro città, ma a migliaia di chilometri di distanza. Perchè non era l’odio il primo motore della Shoah. Ma la maniacalità omicida dell’annientamento. La Shoah ha una genesi lunga. Di vari tipi di antisemitismo che hanno creato il clima adatto a che il folle progetto hitleriano potesse essere avviato. Perchè i sentimenti antisemiti sono sempre stati usati dai diversi poteri, civili e religiosi, per controllare e organizzare le masse secondo la volontà dei governanti. Perchè l’antisemitismo è purtroppo un germe che è facile da inoculare tra i popoli. Perchè l’antisemitismo è solo uno, il più emblematico, degli aspetti della paura del diverso. (a cura di Alberto Parisi) I numeri dell'Olocausto (a cura di Alberto Parisi)Il 27 Gennaio del 1945 l’esercito sovietico varcava i cancelli di Auschwitz, il più grande dei campi di concentramento costruiti dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Aprendo gli occhi a un mondo che non aveva visto, costringendo alla realtà dei fatti tutti coloro che sapevano e avevano taciuto, portando i responsabili materiali del più grande omicidio di massa di sempre dinnanzi al tribunale degli uomini e della Storia. Spalancando gli occhi del mondo sulla più grande tragedia dei nostri tempi. Una tragedia che ha portato il mondo a dire “Mai più”. Un mondo che è ancora, dopo 62 anni, è costretto a invocare il proprio “Mai più” come una speranza. La macchina di morte messa in piedi dalla Germania nazista si può raccontare in questi freddi numeri: - 6 milioni di ebrei morti nei lager e negli omicidi di massa perpetrati dai tedeschi e da alleati e collaborazionisti - almeno 300.000 zingari di etnia Rom e Sinti morti nei campi di concentramento (anche se numerose altre stime riportano cifre che potrebbero raggiungere le 800.000 vittime) - 300.000 esseri umani affetti da qualche tipo di disabilità mentale o fisica “eliminati” in nome dell’eugenetica e dell’”improduttività” - 100.000 oppositori politici del regime nazista uccisi (in maggioranza comunisti e liberali massoni) - 25.000 omosessuali - 5.000 testimoni di Geova Numeri. Spesso approssimativi. Tragicamente approssimativi. Perchè le dimensioni della tragedia, e la furia razionale e cieca del regime di Hitler, ha completamente annientato intere popolazioni, rendendo spesso impossibile ricostruire la morte di interi villaggi e comunità. Numeri che, andando avanti le ricerche storiche, sembrano essere addirittura inferiori a quelli reali. Numero incompleti. Perchè alle vittime dell’Olocausto, per le quali il nazismo aveva scientificamente organizzato il totale annientamento, vanno aggiunte quelle di milioni di morti, soprattutto polacchi e russi, che furono vittime di rappresaglie e di stragi compiute nel solo nome di una presunta superiorità della razza ariana. (a cura di Alberto Parisi) Perchè ricordare (a cura di Alberto Parisi)Il nazismo, con l’Olocausto, ha riassunto in se tutte le tipologie di odio nei confronti dell’”altro”, e per questo quella organizzata dal regime di Hitler può essere considerata la “soluzione finale” contro la diversità.
C’è chi, per motivi di interesse politico, o perchè ancora infettato dall’odio, o perchè non in grado di sopportare il peso collettivo della memoria di una tragedia che non riesce a essere compresa e della quale tutti i popoli d’Europa portano la responsabilità, preferisce negare anche di fronte ai documenti e alle testimonianze. Ma il ricordo può molto. Perchè il ricordo è attivo. Porta a farsi domande. A muovere cuore e menti facendole organizzare perchè tutto ciò non accada di nuovo. Perchè ricordare è un dovere che dobbiamo ai morti e ai vivi. (a cura di Alberto Parisi) Memoria e Speranza. Il ricordo di Anne (a cura di Marina Marchese)Il 27 Gennaio tutto il mondo si prepara a ricordare una data che turbò le coscienze di molti: la liberazione di Auschwitz ad opera delle truppe russe.
In quel giorno, di oltre cinquant’anni fa, nonostante si concludesse una delle esperienze più tragiche per il genere umano, il mondo restava attonito di fronte a tanto dolore. Mezzo secolo appare un’eternità ai giorni nostri, ma sarà la gravità dell’evento, saranno le testimonianze visive, ben più incisive di racconti e testimonianze, fatto sta che l’Olocausto è ancora un tema che catalizza l’attenzione generale. C’è chi in questo giorno viene per la prima volta a contatto con questa realtà, magari a scuola, chi partecipa a onorare la memoria dei milioni di uomini, donne e bambini che persero la vita in quegli anni… ma anche chi specula sopra questa sofferenza, chi ne approfitta per aprire dibattiti, il che dimostra che per l’uomo è difficile persino imparare una lezione così profonda e tragica. In questo giorno, si vedranno foto, si proietteranno film e documentari, si inorridirà davanti alle immagini e a volte lo sguardo neppure reggerà. Si andrà a dormire forse meno spensierati, forse con una profonda angoscia, ma consapevoli che ricordare è un dovere, come gridava Levi: “Ricordate che questo è stato, io vi comando queste parole”. Per alcune comunità sarà un giorno di lutto, per altre, che negano la realtà della Shoah, uno come un altro. Io scelgo di ricordare questo giorno con questa foto. ![]() La scelgo per raccontare un’altra realtà. Un’altra storia. Un’altra lezione. O forse solo una postilla, una verità celata dalla sofferenza che il 27 Gennaio rappresenta. La ragazza nella foto si è dovuta nascondere con la sua famiglia per sfuggire ai rastrellamenti con cui i nazisti reperivano ebrei da inviare in Polonia; la ragazza nella foto è stata catturata nell’Agosto del 1944 e internata in un campo di prigionia olandese; la ragazza nella foto aveva solo 15 anni quando è morta di stenti a Bergen Belsen, pochi mesi prima della liberazione del campo. Anne Frank è il simbolo della Shoah e del risultato della follia umana e il suo diario è il secondo libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia. Associata alle camere a gas e ai forni crematori, alle tute a strisce e al filo spinato, questa foto stringe il cuore a chiunque si trovi a guardarla: è portatrice di tristezza, dolore, a volte anche rabbia. Ma non è per questo che la scelgo. Perchè non è a questo che la associo. Diari di guerra, di sofferenza esistono forse a migliaia e ognuno di essi rappresenta una vita che abbiamo il dovere di ricordare e onorare, ma c’è un motivo per cui quello scritto da questa giovanissima ragazza ha conosciuto un tale successo: non parla di morte. Nei mesi che passò rinchiusa nell’Alloggio Segreto, Anne raccontò alla sua amica immaginaria emozioni, vicissitudini, incomprensioni. Pensieri a volte profondi a volte immaturi. Pensieri come quelli di una qualsiasi adolescente. Pensieri di vita, pensieri di un futuro: e noi ci chiediamo come potesse concepire un futuro fra quelle quattro mura, così strette, così soffocanti, ma che pure la proteggevano da un destino ben peggiore. E’ in questo che risiede la grandezza di Anne e il messaggio del suo Diario, che lungi da essere un semplice resoconto, è la più ingenua e spontanea espressione del senso del genere umano. Il Diario è un inno alla Vita. A quella forza che risiede nell’anima e nessun evento esterno può annullare. A quella ostinazione che l’essere umano possiede anche di fronte alle avversità più grandi e che gli consente di sperare, contro tutto e tutti. Sperare in cosa poi? Anne sperava nella fine della guerra, ma anche in un bacio di Peter. Piangeva per il terribile destino del suo popolo e per i litigi con la madre. Anne rideva: da sola, con gli altri. Anne soprattutto credeva nell’intima bontà del genere umano. L’ultimo appiglio di un’adolescente immatura? Forse. O, come io credo, il grido più forte della razza umana, che non si arrende alla realtà, per quanto essa possa essere crudele e cupa, che non riesce a credere che è nata per morire, bensì per vivere. Anne riusciva a guardare dalla sua finestra e vivere. O sognare di vivere, per i più cinici. Ma ha importanza? Il 27 Gennaio, commemorando tutte le vittime della follia umana, riflettiamo anche su questo: su come la Vita non si possa fermare, su come la sue essenza irrompa come un fiume in piena in ogni circostanza. Guardiamo la foto di Anne e ridiamo con lei. Ricordando David Berger (a cura di Alberto Parisi - 12 Dicembre 2006)“Vorrei che qualcuno si ricordasse che qui, una volta, visse una persona chiamata David Berger”.
A 65 anni di distanza dal momento nel quale un ragazzo scrisse queste parole su un foglio di carta, qualcuno si ostina a volerlo impedire. Sono riuniti in questi giorni a Teheran, chiamati a raccolta dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, si dicono studiosi, e hanno un obiettivo dichiarato: negare la veridicità storica della Shoah, lo sterminio di 6 milioni di ebrei europei avvenuto tra il 1938 e il 1945. Pensato dalle gerarchie naziste, lo sterminio sistematico degli ebrei fu realizzato grazie alla partecipazione attiva e al colpevole silenzio di cittadini e autorità statali ed ecclesiastiche di tutta l’Europa occupata dai tedeschi, in Ucraina, in Ungheria, in Francia, in Grecia, in Italia, e in una città a pochi chilometri dal Mar Baltico di nome Vilna, oggi Vilnius, nella quale viveva una persona chiamata David Berger.Alcuni riuscirono a salvarsi. I pochi che miracolosamente riuscirono a non morire nei campi di concentramento. Altri si salvarono soprattutto grazie a dei semplici cittadini e uomini di Chiesa e funzionari statali, che li nascosero e protessero nelle loro città, mettendo a rischio la loro stessa vita ma impedendo così che venissero chiusi nei treni piombati destinati ai lager. Le testimonianze di questi sopravvissuti, sofferte e per tanti anni taciute, riuscirono finalmente ad aprire gli occhi a chi non aveva voluto vedere, a chi non aveva voluto credere che una tale immane tragedia potesse avvenire nelle loro città, ai loro vicini di casa. Le deposizioni dei gerarchi nazisti nel corso del processo di Norimberga raccontarono la folle macchina di morte che il Reich aveva allestito per cancellare ogni traccia di un popolo, quello ebraico, e per eliminare quegli esseri umani che l’ideologia nazista riteneva indegni di vivere: zingari, testimoni di Geova, omosessuali, disabili mentali e fisici, oppositori politici.Gli storici hanno raccolto dati e documenti che testimoniano in maniera incontrovertibile che tutto ciò sia successo. I campi di concentramento sono stati filmati nel momento dell’arrivo degli Alleati, e sono adesso aperti a tutti coloro che vogliano entrare in quei luoghi dove l’Umanità perse se stessa. Non è bastato né forse basterà mai. Mentre scriviamo questo articolo 63 pseudo-studiosi sono seduti intorno a un tavolo per dire che tutto ciò non è vero o che è stato esagerato. ![]() Invitati da un uomo, esponente di punta di un regime liberticida, che ha pensato questo incontro con il fine esplicito di negare il diritto all’esistenza di una nazione chiamata Israele, nata secondo lui grazie a quella “menzogna” che nella sua mente è stato l’Olocausto. Inutili gli appelli alla ragione, inutile cercare il dialogo con chi utilizza la Storia, questa Storia di morte e tragedie indicibili, per mettere in pratica lo stesso progetto: cacciare gli ebrei, allontanarli da sé, ucciderli, rubarne le ricchezze, utilizzare l'antisemitismo per rafforzare il proprio potere. Più proficuo sarà forse parlare con quegli utili idioti infarciti di cattive informazioni e imbevuti di ideologia che prestano se stessi per tali scopi: la sottovalutazione del pericolo iraniano e del nuovo antisemitismo, le visite di cortesia ai leader di Hezbollah, le bandiere israeliane bruciate nelle piazze, la creduloneria pigra e vigliacca con la quale in tanti hanno creduto a una complicità di Israele nell’attentato alle Torri Gemelle, sostenendo che nessun ebreo è morto l’11 settembre perché avvertito il giorno prima dal Mossad: più di 400 persone di religione o appartenenza culturale ebraica morirono invece quel giorno. ![]() Cosa diranno a Teheran? Che valore storico o culturale potrà venire da tale conferenza? Sarebbe addirittura inutile rispondere a queste domande se il pericolo non fosse reale. Il pericolo che tale iniziativa, ospitata da un regime che si augura la cancellazione d’Israele dalle carte geografiche e sogna la bomba atomica, non possa servire a confondere e a far dimenticare, a promuovere idee che, magari sotto altre vesti e con altri slogan, rimestano nel torbido dei sentimenti antisemiti per fini politici sempre più violenti e deliranti. Un ragazzo scrisse nel 1941, a Vilna, su una carta da lettere, “Vorrei che qualcuno si ricordasse che qui, una volta, visse una persona chiamata David Berger”. Poi è stato ucciso. In un giorno nel quale a Teheran si nega la sua morte noi lo ricordiamo. Perché nessun altro ragazzo, a Tel Aviv come a Vilnius come in qualsiasi altro luogo del mondo, debba scrivere quelle stesse parole. |